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Supplemento online del Corriere della Campania

Nonostante la pesante sconfitta, il Benevento conferma le sue qualità.

Cinque gol al passivo possono far pensare a una partita diversa.Una partita in lungo e largo dominata dai padroni di casa.Niente di tutto questo.

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Siamo tutti d'accordo e anche contenti nel constatare che un certo modo di concepire il calcio ormai non ha più spazio in questo sport. Ormai il mantra dominante è lo spettacolo, la capacità di far gioco, la volontà di fare un gol in più rispetto all'avversario. Questa logica che ha portato alla definitiva scomparsa di alcuni storici marchi di fabbrica del nostro calcio che seppur non finalizzati allo spettacolo in quanto tale hanno comunque innegabilmente prodotto vittorie e affermazioni.  

Certo è che non si rimpiangono le difese arroccate o  gli undici dietro alla palla a difendere, il catenaccio, il contropiede o cose del genere anche se non sono in pochi che su questi principi hanno creato le proprie fortune e una storia di successo.

Sposiamo, in maniera assolutamente convinta  la filosofia dello spettacolo,sempre e comunque, dei gol a grappoli che ne scaturiscono a suon di 5 a 2 odi 3 a 4.che caratterizzano questo inizio campionato. Ma la ricerca dello spettacolo e la spregiudicatezza fine a stessa molte volte se non contemperate da una giusta dose di equilibrio possono anche rappresentare più un limite che una virtù.

Un classico esempio di come si possa eccedere perdendo il giusto equilibrio è sicuramente la prestazione del Benevento di ieri sera contro la Roma. Una partita persa male,anzi malissimo, in modo tale da farla sembrare una parentesi senza storia frutto di una grandissima prestazione della squadra di casa. Tutto quello che in pratica non è stata né sotto il profilo del stradominio romanista e nè tantomeno sotto l'aspetto qualitativo della prestazione, poco più che modesta, fornita dalla Roma. 

Chi legge una partita di calcio attraverso il risultato è oggettivamente giustificato se ignora che il Benevento ha tenuto testo agli avversari per buona parte della gara e alla fine,seppur con tutti i limiti del caso, appariva anche meglio organizzato tatticamente rispetto agli avversari. 

Quando, poi,  si lasciano immense praterie aperte alle ripartenze avversarie, in nome di una spregiudicatezza tattica ai limiti dell'autolesionismo, arrivando a regalare  almeno 3 dei 5 gol subiti, diventa arduo salvare qualcosa dietro lo schermo della prestazione comunque positiva.

Leggendo la partita tra le righe, oggi ancora di più appare evidente, come più volte si è presentata l'occasione di restare agganciati al risultato e alla partita  o comunque di rendere il passivo meno pesante. 

Quello che è sembrato difettare alle streghe è stata proprio questa capacità di lettura della partita, quella capacità di adattarsi tatticamente nel miglior modo possibile ai diversi momenti della gara. Una capacità che è tipica delle grandi squadre Ponendosi come il risultato più prezioso dell'esperienza che in questo momento il Benevento non può ancora avere. 


Ronald Abbamonte

area calcio

Nato negli Stati Uniti, ma italiano da sempre, svolge attività di consulente nel settore energetico dopo una lunghissima esperienza nel settore commerciale. Negli ultimi anni ha deciso di riservare più spazio a quella che è stata da sempre una fedele e costante compagna di vita: la scrittura. Gli studi di stampo umanistico e la curiosità per tutto ciò che circonda la vita dell’uomo lo spingono a scrivere su tematiche diverse tra loro ma con lo spirito attento di chi guarda le cose per la prima volta.

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